FAI FINTA, FINCHÉ…

FAI FINTA, FINCHÉ…

NELL’ERA DELLA SUPERFICIALITÀ E DELLA FINZIONE VINCE CHI SA ESSER ONESTO E GENUINO

Qualche giorno fa stavo ripensando ad una foto che avevo scattato a Los Angeles.

Sulla strada verso la scuola dove facevo il tirocinio notai un murale.

STRENGHT AND WEAKENESS

Diceva: “We’re never as strong as when we feel safe enough to admit our weakness”, “Non siamo mai tanto forti come quando ci sentiamo così al sicuro da ammettere la nostra debolezza.”

Mi piaceva. Un sacco.

Mi sembrava un’affermazione particolarmente adatta all’era in cui viviamo: l’era dei social, l’era degli “influencer”, l’era del “l’importante è esser fighi”.

Oggi tutto è apparire, la missione di ognuno è mostrarsi speciali, alla moda, PERFETTI. Ammettere le proprie debolezze vorrebbe dire non essere così perfetti: vorrebbe dire essere VULNERABILI.

FORZA E DEBOLEZZA

I social straripano di foto di vacanze strabilianti, successi professionali infiniti, serate tra amici glitterati, luci colori e suoni e sembra che le vite di tutti siano piene e meravigliose. Per scoprire poi che tanti in realtà vivono la solitudine più nera. Pure io c’ho le foto “splendide”, mica la faccia che mio marito vede alle 7 del mattino prima del caffè… ! Mettiamo in risalto il meglio di noi, non ciccia e brufoli…

Così pensavo a questa sorta di “bugie” circolanti, alla superficialità e alla tendenza che oggi abbiamo nel nasconder le nostre debolezze.

È GIUSTO NASCONDER LE PROPRIE DEBOLEZZE NELLA VITA E NEL LAVORO?

Ma quanto questo “nascondere” giova alle nostre vite ed alle nostre carriere?

Credo non molto. Un tempo, da ragazzina, pensavo che ad un colloquio di lavoro si dovessero omettere le lacune rispetto alla posizione ambita; oggi, dopo l’esperienza imprenditoriale, sono una di quelle che mette la sincerità di un candidato, rispetto alle proprie capacità e competenze, tra le caratteristiche che stimo di più. Questa onestà, che oggi scarseggia, è un fattore che porta a capire bene chi abbiamo di fronte, rispetto alle nostre esigenze, facendoci risparmiare tempo e delusioni future! Nelle collaborazioni non cambia molto: per un freelance che cerchi di costruire un team è fondamentale conoscere le reali capacità di chi sta al suo fianco, così da potersi fidare ed affidare senza alcuna riserva.

Nelle relazioni sociali penso sia lo stesso. Cosa c’è di bello nel frequentare persone che si spacciano per qualcosa che non sono?

Poi mi sono venute in mente delle “bugie” di tipo diverso: quelle che invece fanno crescere.

“FAKE IT TILL YOU…”

Una delle conferenze Ted che più mi ha emozionata è quella tenuta dalla psicologa statunitense Amy Cuddy sugli studi effettuati sul linguaggio del corpo. Vi è un punto in cui la studiosa ricorda come la sua mentore accademica la incoraggiasse a superare i propri limiti e le proprie insicurezze nell’esporsi in pubblico con il consiglio “Fake it till you make it”, “Fingi, finchè non ce la fai”.

 

Il giorno in cui lei stessa si trovò a dover spingere una sua studentessa che, pur avendo grandi potenzialità, non riusciva a superare la sua condizione limitante, la Cuddy scoprì la sua personale elaborazione di quel consiglio avuto e disse alla studentessa: “Fake it till you become it“, “Fingi finchè non lo diventi!”.

GIRL POWER

Educare se stessi al miglioramento, al superamento dei propri limiti. E per farlo porsi quasi in una condizione di sofferenza senza darlo a vedere, finchè quella condizione ci sarà talmente naturale da iniziare a far parte di noi; e il limite sarà superato.

Il mio modo di praticare questo metodo sta nell’essermi messa nella situazione di non poter più tergiversare sui progetti futuri: da qui a tre mesi dovrò portarli quale esempio vivo di ciò che esporrò, sarò la testimonianza delle situazioni innovative che desidero condividere.

Perciò da oggi in poi la mia evoluzione del detto “Fake it till you become it” è

“WORK ON IT, TILL YOU BECOME IT”

“LAVORACI SU, FINCHÈ NON LO DIVENTI”

…poi prometto che sarò forte abbastanza da ammettere tutte le mie debolezze!

il@

 

 

 

 

Share this Post

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>
*
*